Eleanor Arroway

"A book is made from a tree. It is an assemblage of flat, flexible parts (still called "leaves") imprinted with dark pigmented squiggles. One glance at it and you hear the voice of another person---perhaps someone dead for thousands of years. (Across the millenia, the author is speaking, clearly and silently, inside your head, directly to you.)" - Carl Sagan -

"Il mio sogno è che il lettore si dimentichi il latte sul fuoco." - Massimo Carlotto -

Sono:

Blogger: EleanorArroway
"Practice random kindness and senseless acts of beauty"

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Sono stati qui:

*loading* viandanti

mercoledì, 14 maggio 2008

Cristina dice che non scrivo da troppo tempo. E' solo l'ultima a rimproverarmi. Hanno ragione: non scrivo spesso, negli ultimi tempi. Negli ultimi tempi, soprattutto, corro.
No, la mia vita va ancora a passo lento; non ho aumentato le ore di lavoro, non ho preso nuovi impegni, non faccio attività fisica. Negli ultimi tempi corro su due ruote.
Per strada guardo con invidia le motociclette che ho sempre sognato: io ho solo uno scooter, e mai come adesso mi va stretto.
Cambio strada per andare e tornare dal lavoro, mi lancio sulle strade statali, più veloce che posso. Giro al massimo la manopola dell'acceleratore, eppure non è abbastanza.
Voglio che il vento mi tagli la faccia, voglio che i colori del paesaggio si confondano in una tavolozza impazzita.
Penso, a dirla tutta, di essere ancora viva grazie ai limiti tecnici del mio mezzo di trasporto: se una di quelle moto da sogno fosse mia, mi sarei già schiantata da qualche parte.
Di solito, quando vedo macchine in strada che sfrecciano sorpassandomi, mi chiedo dove mai debbano andare, così di fretta.
Ora mi chiedo anch'io dove debba andare, così di fretta.
Chissà se anche loro, quelli che guidano le macchine veloci, sono in fuga.
Io corro, cerco di correre più veloce del tempo.
Che stupida, inutile illusione.
Perché lui allunga la mano, e già sento il suo respiro sul collo, le sue dita che mi sfiorano la schiena.
(2008)


in viaggio verso le stelle da oggi, maggio 14, 2008 08:03 | link | commenti

sabato, 08 dicembre 2007
SOLIDARIETA' A DANIELE

La7 insulta la nostra intelligenza, facendoci credere di censurare Daniele Luttazzi per questa frase:
"Dopo 4 anni di guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema: penso a Giuliano Ferrara dentro una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta. Va già meglio no?"
Non ci dice che Daniele è stato cacciato via oggi, casualmente mentre stava lavorando alla puntata di stasera sull'ultima enciclica del papa come riportato dal Messaggero e rilanciato dal sito dell'UAAR). Ma, certamente, potrebbe essere una coincidenza.
Si possono lasciare commenti sul sito de La7 a questo link:
LA 7 SOSPENDE "DECAMERON" DI DANIELE LUTTAZZI
Diteglielo anche voi, che si dovrebbero vergognare. Diteglielo anche se quello che dice Luttazzi non vi piace, perché essere liberi di dire ciò che si pensa, qualsiasi cosa si dica, è condizione essenziale per un paese libero.
E spegnete la tv.


in viaggio verso le stelle da oggi, dicembre 08, 2007 21:58 | link | commenti (9)

mercoledì, 17 ottobre 2007

Mi sono liberata da tempo di un senso di fine impellente. Per esperienza, ripetuta fin troppe volte, se ne va da solo quando lo spirito ritrova, nascoste nel suo profondo, buone ragioni per vivere.
Sono lontani i tempi in cui pensavo alla morte come vicina di casa. Adesso la immagino, semplicemente, come una possibilità. Dovrà venire, prima o poi. Spero che arrivi leggera, rapida, pietosa.
Ci penso, più spesso del solito, per strada: perché tutti i giorni percorro, per forza, strade pericolose, e lo faccio, per scelta, su due ruote.
Ma quando le macchine mi sfrecciano accanto correndo al doppio del limite previsto di velocità, io canto, canto forte. Anche se non ho una bella voce, anche se non so cantare.
Canto perché su quelle strade pericolose gli incidenti avvengono con frequenza impressionante; e sono consapevole che, sulle mie due ruote, rischio ogni giorno di morirci, lungo una di quelle strade.
Canto perché se mi fosse dato di scegliere, davvero, io vorrei andarmene cantando.
Come Andrea.



in viaggio verso le stelle da oggi, ottobre 17, 2007 21:43 | link | commenti (3)

giovedì, 20 settembre 2007

Ho un nodo alla gola che non mi lascia. Me lo aspettavo, in questi giorni, eppure mi ha colta alla sprovvista. Lo ha nutrito un sogno dolce, disperato, struggente, nelle poche ore di sonno che ho messo insieme la notte scorsa.
Ho un nodo alla gola e la sensazione di non aver contemplato l'ultima luce di una stella cometa, passata troppo in fretta attraverso un cielo dove, per caso, mi trovavo anch'io. Se solo, ecco, se solo avessi avuto il tempo e il coraggio di stringerle davvero, quelle mani, per l'ultima volta.

(2007)


in viaggio verso le stelle da oggi, settembre 20, 2007 01:30 | link | commenti (8)

martedì, 04 settembre 2007

L'impiegato dietro allo sportello delle poste centrali ha due caratteristiche insolite: il nome e il sorriso. Evandro, mi informa il suo tesserino, scherza con la collega a fianco e con me, mi racconta delle ferie appena terminate e del tiramisu della moglie: ne ha mangiata una scodella di notte, non riuscendo a dormire e poi è andato al lavoro, sentendosi un tantino stordito. E sorride.
Lo guardo stupita: frequento, più spesso della gente normale, gli uffici postali. Ne ho frequentati, a dire il vero, in almeno tre province diverse, e non ho mai visto un impiegato sorridere così tanto.
Da piccola volevo fare l'astronauta: ci ho sperato fino all'età adulta e mi sono arresa solo dopo aver constatato la necessità di una laurea in fisica. Ma volevo anche fare la postina. Evandro, forse, condivideva il mio sogno: questo spiegherebbe il suo sorriso contagioso. O forse Evandro ha scoperto il segreto dell'allegria. Anche lui.
Qualcuno viaggia nello spazio e realizza il suo desiderio più profondo; la vita non ci permette sempre di fare il lavoro che vorremmo. La vita, in genere, non ci permette sempre quello che vorremmo. Non è una buona giustificazione per essere tristi. Dovremmo presentarci ogni giorno al lavoro cercando di trarre il meglio da quello che facciamo, non per lo stipendio né per la carriera, ma per il nostro bene. No, non faccio il lavoro dei miei sogni: ma mi impegno per essere allegra, per trovarne motivo in quello che faccio.
Mi accusano di non essere ambiziosa. Come se desiderare di stare bene e di essere soddisfatta della mia vita di tutti i giorni non fosse un'ambizione enorme, potente.

Al corso di formazione ci hanno insegnato come sia importante sorridere anche se stiamo parlando con qualcuno che non ci vede: il sorriso, ci hanno spiegato, si sente anche al telefono. Ci sono persone che non sorridono mai quando si trovano a contatto col pubblico, nemmeno quando il pubblico è presente in carne e ossa. Quando in un ufficio, in un negozio o chiamando un call center mi scontro con una persona scorbutica, non mi viene voglia di non tornarci più né di chiudere la chiamata: mi assale piuttosto un senso di afflizione, perché vedo un essere umano insoddisfatto e infelice; e vorrei prenderlo da parte un attimo e parlargli, spiegargli che sorridere non costa nulla. E che non va mai fatto per gli altri: va fatto come gesto d'amore verso noi stessi. Bisogna sorridere rivolti dentro di noi finché non ci riesca naturale e spontaneo, finché non si senta di non poterne fare a meno, fino a prendere coscienza che sì, c'è un motivo vero per sorridere, anche dietro a una scrivania o a un banco o al telefono. A quel punto sorridere fuori sarà un effetto collaterale, sarà una conseguenza indipendente e incontrollabile. E farà bene, a tutti.
Le poste centrali sono lontane. Ci sono due uffici postali nei pressi di casa mia, ce ne sono altri due o tre più vicini, ma io attraverso la città e cerco il sorriso di Evandro. Che mi fa bene, che dà nutrimento alla mia allegria, che mi fa capire di non essere matta. Poi vado al lavoro, indosso la cuffia, aspetto la prima chiamata. E sorridere, dando il benvenuto al primo cliente, è semplice come respirare.
(2007)


in viaggio verso le stelle da oggi, settembre 04, 2007 12:24 | link | commenti (7)

giovedì, 09 agosto 2007

Quando trovo per terra pezzi di piante, portati dal vento o caduti dai balconi, li porto a casa e provo a vedere se posso farne nascere una vita nuova.
Ho una pianta con le foglie viola, piccola e coraggiosa, nata da un rametto che ho trovato vicino al cancello di casa.
Stamattina l'ho guardata e un fiore piccolo, violetto e bellissimo, mi ha dato il buongiorno.
Stamattina mi viene, per una volta, voglia di credere che possano esistere segni di buon auspicio.
(2007)


in viaggio verso le stelle da oggi, agosto 09, 2007 07:57 | link | commenti (3)

giovedì, 28 giugno 2007
ECLISSI DI LUNA

E' una sera speciale, questa. La luna, stasera, si eclissa. Io, stasera, torno a scrivere. E' una soluzione a metà: di scrivere a te non avevo mai smesso, ma questa volta posso fare di più che una lettera inutile. Questa volta posso farne una storia, come un tempo, con la stessa antica magia. Un giorno ci sarà chi vorrà leggerla; un giorno la vorrai, forse, leggere anche tu. Il giorno che aspetto e che, dovrei convincermene, non arriverà. Il tempo, nella mia attesa, si è fermato. Tu mi dicesti che il tempo avrebbe sanato ogni ferita. Era una menzogna. E poi, che ne sai tu del tempo? Che ne sai tu dell'attesa, di stare a guardare i granelli di sabbia che scivolano via, uno dopo l'altro, inesorabili e infiniti? A te non interessa l'eclissi, mi hai detto, quando ti ho chiesto di guardarla insieme a me. A te non interessano queste cose, hai precisato, comprendendo, immagino, le nuvole, le stelle cadenti e altri stupidaggini romantiche. Tu non sei romantico, mi hai spiegato. Come se non lo sapessi. Ma non è neanche questo il punto. E' che tu sei un uomo, e non sai niente della luna. Io sono una donna, nata un lunedì di trent'anni fa, e lego a filo doppio il mio tempo a quello della luna. E le altre donne comprendono, come me. Cosa puoi capirne tu, uomo, della luna? Gli uomini, poco prima che io nascessi, l'hanno violata; le donne l'hanno sempre e solo contemplata, e sono cresciute dentro la sua luce. Gli uomini non possono, non possono capire.
E so di essere ingiusta, so che ci sono donne fortunate, donne che non guardano l'eclissi da sole, donne con accanto uomini e in mezzo a loro emozioni da condividere. Ma tu non ci sei, tu che per me sei tutto, e generalizzo, e divento spietata. La realtà è semplice, per te il tempo è differente. Io guardo la falce di luna assottigliarsi, senza distogliere lo sguardo, quasi avida, per non perdere neanche un secondo. Se tu fossi qui ti annoieresti e torneresti in casa a guardare qualcosa di stupido in televisione. Il tempo scorre in maniera diversa, per te. Tu corri senza guardarti indietro, senza guardarti intorno, ignaro del sangue che resta sulla tua strada. Io sono una donna, io so aspettare. Io so lasciar trascorrere gli istanti uno dopo l'altro, assaporarli, accumularli, dare loro un senso e una storia.
Questa è la prima eclissi di luna del nuovo millennio. La ricorderò e saprò distinguerne ogni attimo. E' un'arma a doppio taglio: saper aspettare, saper dilatare il tempo, è la mia maledizione, ciò che mi rende schiava di te, che mi fa oscurare sotto la tua ombra. Io domino il tempo, tu domini me.
Stanotte, più tardi, la luna tornerà a splendere. Stanotte, molto più tardi, tu tornerai a casa, e io resterò imprigionata nel buio. Potrebbe venire di nuovo anche per me il tempo della luce. Me lo ricordo ancora, com'ero bella quando anch'io brillavo. Potrei avere molto da aspettare, molto più tempo di quello che serve alla luna, ma potrebbe succedere. Un giorno.
Per questa sera, chiudo la mia finestra e il mio diario, dimentico la luce, e aspetto te, la mia ombra, la mia notte.
(2000)


in viaggio verso le stelle da oggi, giugno 28, 2007 11:43 | link | commenti (5)

venerdì, 11 maggio 2007
LA MIA CANDELA

                                                 


in viaggio verso le stelle da oggi, maggio 11, 2007 23:53 | link | commenti (7)

giovedì, 10 maggio 2007
FAMILIES NIGHT

Famiglia [fa-mì-glia]: 1. posto in cui ci si vuole bene.

Lo so che i dizionari la pensano diversamente, ma da grande (da vecchia, ormai?) voglio fare la scrittrice; potrò pure permettermi il lusso di ignorare i dizionari, soprattutto perché li ho letti spesso e bene.
Cos'è una famiglia? Avevo due genitori fidanzati per 8 anni e sposati in chiesa per 21; hanno dato vita a un disastro. Siamo rimaste tre superstiti che non si parlano, o si parlano per forza, o si parlano in tribunale. Il quarto se n'è andato, accanto a lui una sola delle tre, per soldi, non per amore. Non l'ho mai capito, per esperienza diretta, cosa fosse una famiglia: eppure ci sono le foto, mia madre e mio padre inginocchiati in chiesa, la comunione, gli abiti eleganti, gli invitati, la torta nuziale; ci sono due figlie battezzate, una addirittura cresimata. Ci sono le prove, eccola lì, una famiglia come si deve.
Quel padre, quella madre, quella sorella sono delle disgrazie, capitate nella mia vita per sfortuna. L'uomo che ho scelto e che mi ha scelta, e non ce lo diremo mai davanti a un altare, è la mia famiglia.

Avevo una compagna di scuola, dopo che i miei genitori avevano finalmente posto fine a una farsa durata tanti anni, che mi disse (un quarto di secolo, e le parole le ho ancora scolpite in mente): "la separazione? E di fronte a Dio, come la mettiamo?" Cara Mariagrazia, non so dove tu sia finita: possa la sorte farmi un dono e portarti a leggere il mio blog, così posso dirtelo in faccia, quanto mi facesti schifo allora e quanto mi fai schifo ancora adesso. A quattordici anni e col peso della devastazione sulle spalle, non ne ebbi il coraggio. Ma ti rispondo ora: di fronte a Dio, se dovessi scoprire che mi ero sbagliata e che c'è, io dirò che ho amato.
 
Mariagrazia, la immagino, sarà a Roma, sabato prossimo, per spiegare a tutta l'Italia che, di fronte a Dio, la famiglia è una e una sola, sacra, intoccabile. Un maschio, una femmina, un prete a insegnare loro regole sessuali e a trasformarli in pilastro della società.
La società, per fortuna, sta su da sola, ed è fatta di uomini e donne sposati in chiesa, uomini e donne sposati in comune, uomini e uomini che convivono, donne e donne che convivono, uomini e donne che convivono, uomini soli con figli, donne sole con figli; la società è fatta di persone libere di amare chi vogliono, come vogliono, secondo le regole che loro stessi si danno.
L'amore, non il matrimonio, è la luce grande che ci rischiara la vita.
Una piccola luce, una candela, servirà pure a ricordarlo.


FAMILIES NIGHT


“Bloggers uniti in difesa dei diritti delle minoranze
e della laicità dello Stato”.

Accendi, con una candela, la speranza di veder
riconosciuti i diritti di tutte le famiglie,
di tutte le forme di amore.

Sabato 12 maggio parte del mondo cattolico si riunirà a Roma per il “Family Day”. Una manifestazione, nata chiaramente come risposta alla proposta governativa dei Dico, che vuole promuovere un unico modello di famiglia: quello descritto nel manifesto della CEI.

Il “Family Day” è figlio dei “Non possumus”, di una concezione atavica di famiglia che non comprende le famiglie di fatto, e cioè le coppie  non coniugate che convivono stabilmente, con o senza prole, od anche i nuclei familiari composti da coppie omosessuali o costituiti dal singolo genitore e dai figli riconosciuti.

Noi crediamo che anche a queste altre famiglie vadano riconosciuti i diritti già acquisiti nella stragrande maggioranza dei paesi europei, nel rispetto soprattutto del sentimento che caratterizza più di tutti queste unioni: e cioè l’amore.

Per questo lanciamo, con la forza del dialogo e del “Possumus", il “Families Night”.

La notte che precede il 12 maggio, l’11 maggio alle ore 21,30, accendiamo una candela nelle finestre delle nostre case, accendiamo la speranza dei diritti per tutte le famiglie, illuminiamo la notte dall’oscurantismo di chi si ostina a non volere considerare uguali tutte le forme di amore.


in viaggio verso le stelle da oggi, maggio 10, 2007 09:19 | link | commenti (3)

giovedì, 29 marzo 2007
LAURA E IL MONDO GRIGIO

C'era una volta un mondo grigio in cui non esistevano le favole, e dove nessuna storia avrebbe potuto cominciare con "c'era una volta". La gente credeva di essere felice, tra computer e telefoni cellulari, automobili veloci e grattacieli altissimi; a nessuno importava di conoscere una realtà diversa da quella.
Forse gli abitanti di quel mondo erano felici davvero, perché non avevano mai conosciuto un altro modo di vivere. Un uccello che nasce e cresce in gabbia non si rende conto di quanto sia vasto il mondo, e crede che tutto finisca al di là delle sbarre della piccola prigione che per lui è l'universo intero: nient'altro, per lui, esiste. Ma se un uccello nasce libero e viene catturato, non può arrendersi alla sofferenza di vivere rinchiuso in poco spazio e può anche morire di dolore.
Laura era così: il suo corpo era nato in quel mondo grigio e insensibile, ma il suo spirito veniva da un altro posto, e non gli apparteneva. Lei conosceva il mondo delle favole, sapeva che non erano un'invenzione inutile ma qualcosa di cui gli uomini avevano bisogno per vivere. Laura c'era stata, in quel mondo: lo visitava ogni notte nei suoi sogni, fin da quando aveva memoria, e aveva spesso tentato di raccontare agli altri ciò che aveva visto, e di spiegare l'atrocità di una vita limitata al mondo grigio.
All'inizio nessuno le aveva prestato molta attenzione, ma man mano che cresceva i suoi genitori si preoccupavano sempre di più per quella strana figlia infelice e insoddisfatta. La portarono dai più famosi dottori, ai quali Laura ripeteva le cose che aveva visto e le sue convinzioni. La diagnosi fu per tutti la stessa: fu per questo che a quindici anni Laura, un uccello nato libero, venne rinchiusa in una di quelle gabbie dove la gente del mondo grigio teneva imprigionate le persone ufficialmente catalogate come malate ma in realtà riconosciute come pericolose sovversive. Gli uomini che detenevano il potere nel mondo grigio conoscevano la verità: le favole non sarebbero esistite fino a quando una persona speciale non ne avesse scritta una, e a quel punto per loro sarebbe stata la fine. Si impegnavano perciò a reprimere ogni tentativo, per non perdere le loro certezze, il loro mondo, il loro dominio.

Laura era chiusa ormai da molto tempo in quella gabbia; non parlava con nessuno, non aveva più voglia di mangiare, aveva smesso di pensare e non sognava più. I suoi giorni scivolavano via tutti uguali, uno dopo l'altro. Ma una sera, che sembrava una sera come tutte le altre, dalle sbarre strette della finestra della sua cella cadde un pacchettino. Riscuotendosi dal torpore, lo raccolse e lo aprì. Conteneva una matita e un quaderno: esaminò i fogli ma non vi trovò scritto niente. Tuttavia in qualche modo quelle pagine bianche sembravano cariche di promesse. Laura non capì, ma qualcosa la spinse a nascondere il pacchetto sotto il cuscino: sentiva, confusamente, che qualcosa doveva succedere, ma non era capace di comprendere che cosa.
Quella notte, dopo tanto tempo, tornarono i suoi sogni. Si svegliò nella luce livida dell'alba e seppe infine ciò che doveva fare. Estrasse il quaderno e la matita da sotto il cuscino, si sedette per terra a gambe incrociate, trasse un respiro profondo e cominciò a scrivere:

"C'era una volta un mondo variopinto
in cui esistevano le favole."

Poi alzò la testa e vide le pareti della prigione dissolversi intorno a lei: e il mondo grigio, là fuori, che si riempiva di tutti i colori dell'arcobaleno.
(1996)


in viaggio verso le stelle da oggi, marzo 29, 2007 13:29 | link | commenti (5)

Postcards