Lexla è una persona deliziosa e pensa che quello che io scrivo sia bello al punto da ricevere un premio:
Lexla sta qua:
http://sonounacommessanonunasan.splinder.com/
e scrive un blog che mi fa sorridere e che leggo sempre volentieri, anche se poi di recente dai blog sono stata lontana. La ringrazio tanto, tantissimo, e con questo riconoscimento che vale più di una medaglia d'oro do la buonanotte al mio blog. E' ora di andare.
Ciao Splinder, è stato bello. Ma niente è per sempre.
Ehi, ci sono ancora, eh. Sono qui.
in viaggio verso le stelle da oggi, luglio 29, 2008 00:45 |
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Sfido il maltempo perché ho bisogno del mare. Non è una giornata da spiaggia, ma non sarà un cielo incerto a fermarmi. Ho passato una vita intera sotto un cielo incerto, ormai non ho più paura.
Tra l'ultimo passo sull'asfalto e il primo passo in spiaggia c'è una porta tra i mondi.
Il tempo in spiaggia cambia qualità, consistenza, soprattutto in giornate come questa. Qui l'orologio mente; i secondi si allungano sulla sabbia, accanto a me e a pochi altri testardi che non si rassegnano a un'estate in ritardo.
Il tempo in spiaggia si assottiglia, segue il ritmo regolare delle onde, ascolta i miei pensieri scorrere, i miei pensieri che oggi vogliono riposare un poco.
Il tempo qui mi assomiglia, qui posso accettarlo, farci pace.
Il tempo, dice Roland di Gilead, è una faccia sull'acqua.
Oggi, lasciato il caos alle mie spalle, la mia faccia si specchia nel mare.
Questo mare cupo, che all'improvviso si riempie di diamanti, quando il sole esce dalle nuvole.
Questo mare lento, che mormora promesse.
Questo mare desiderato, che ancora accarezzo come un sogno, con cura e timore, per non rompere l'incanto, per non svegliarmi.
Lungo il bagnasciuga, una donna strana e bella, occhiali scuri e capelli neri al vento, cammina e canta da sola. Canta "Non, je ne regrette rien" con accento francese perfetto e voce sicura.
Non ho ancora fatto abbastanza strada per essere d'accordo con lei. Ma la sua voce, il primo, timido sole e questo mare mi bastano per credere che intanto davvero, davvero: tutto andrà bene.
(2008)
in viaggio verso le stelle da oggi, giugno 11, 2008 23:47 |
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Cristina dice che non scrivo da troppo tempo. E' solo l'ultima a rimproverarmi. Hanno ragione: non scrivo spesso, negli ultimi tempi. Negli ultimi tempi, soprattutto, corro.
No, la mia vita va ancora a passo lento; non ho aumentato le ore di lavoro, non ho preso nuovi impegni, non faccio attività fisica. Negli ultimi tempi corro su due ruote.
Per strada guardo con invidia le motociclette che ho sempre sognato: io ho solo uno scooter, e mai come adesso mi va stretto.
Cambio strada per andare e tornare dal lavoro, mi lancio sulle strade statali, più veloce che posso. Giro al massimo la manopola dell'acceleratore, eppure non è abbastanza.
Voglio che il vento mi tagli la faccia, voglio che i colori del paesaggio si confondano in una tavolozza impazzita.
Penso, a dirla tutta, di essere ancora viva grazie ai limiti tecnici del mio mezzo di trasporto: se una di quelle moto da sogno fosse mia, mi sarei già schiantata da qualche parte.
Di solito, quando vedo macchine in strada che sfrecciano sorpassandomi, mi chiedo dove mai debbano andare, così di fretta.
Ora mi chiedo anch'io dove debba andare, così di fretta.
Chissà se anche loro, quelli che guidano le macchine veloci, sono in fuga.
Io corro, cerco di correre più veloce del tempo.
Che stupida, inutile illusione.
Perché lui allunga la mano, e già sento il suo respiro sul collo, le sue dita che mi sfiorano la schiena.
(2008)
in viaggio verso le stelle da oggi, maggio 14, 2008 08:03 |
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La7 insulta la nostra intelligenza, facendoci credere di censurare Daniele Luttazzi per questa frase:
"Dopo 4 anni di guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema: penso a Giuliano Ferrara dentro una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta. Va già meglio no?"
Non ci dice che Daniele è stato cacciato via oggi, casualmente mentre stava lavorando alla puntata di stasera sull'ultima enciclica del papa come riportato dal Messaggero e rilanciato dal sito dell'UAAR). Ma, certamente, potrebbe essere una coincidenza.
Si possono lasciare commenti sul sito de La7 a questo link:
LA 7 SOSPENDE "DECAMERON" DI DANIELE LUTTAZZI
Diteglielo anche voi, che si dovrebbero vergognare. Diteglielo anche se quello che dice Luttazzi non vi piace, perché essere liberi di dire ciò che si pensa, qualsiasi cosa si dica, è condizione essenziale per un paese libero.
E spegnete la tv.
in viaggio verso le stelle da oggi, dicembre 08, 2007 21:58 |
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Mi sono liberata da tempo di un senso di fine impellente. Per esperienza, ripetuta fin troppe volte, se ne va da solo quando lo spirito ritrova, nascoste nel suo profondo, buone ragioni per vivere.
Sono lontani i tempi in cui pensavo alla morte come vicina di casa. Adesso la immagino, semplicemente, come una possibilità. Dovrà venire, prima o poi. Spero che arrivi leggera, rapida, pietosa.
Ci penso, più spesso del solito, per strada: perché tutti i giorni percorro, per forza, strade pericolose, e lo faccio, per scelta, su due ruote.
Ma quando le macchine mi sfrecciano accanto correndo al doppio del limite previsto di velocità, io canto, canto forte. Anche se non ho una bella voce, anche se non so cantare.
Canto perché su quelle strade pericolose gli incidenti avvengono con frequenza impressionante; e sono consapevole che, sulle mie due ruote, rischio ogni giorno di morirci, lungo una di quelle strade.
Canto perché se mi fosse dato di scegliere, davvero, io vorrei andarmene cantando.
Come Andrea.

in viaggio verso le stelle da oggi, ottobre 17, 2007 21:43 |
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Ho un nodo alla gola che non mi lascia. Me lo aspettavo, in questi giorni, eppure mi ha colta alla sprovvista. Lo ha nutrito un sogno dolce, disperato, struggente, nelle poche ore di sonno che ho messo insieme la notte scorsa.
Ho un nodo alla gola e la sensazione di non aver contemplato l'ultima luce di una stella cometa, passata troppo in fretta attraverso un cielo dove, per caso, mi trovavo anch'io. Se solo, ecco, se solo avessi avuto il tempo e il coraggio di stringerle davvero, quelle mani, per l'ultima volta.
(2007)
in viaggio verso le stelle da oggi, settembre 20, 2007 01:30 |
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L'impiegato dietro allo sportello delle poste centrali ha due caratteristiche insolite: il nome e il sorriso. Evandro, mi informa il suo tesserino, scherza con la collega a fianco e con me, mi racconta delle ferie appena terminate e del tiramisu della moglie: ne ha mangiata una scodella di notte, non riuscendo a dormire e poi è andato al lavoro, sentendosi un tantino stordito. E sorride.
Lo guardo stupita: frequento, più spesso della gente normale, gli uffici postali. Ne ho frequentati, a dire il vero, in almeno tre province diverse, e non ho mai visto un impiegato sorridere così tanto.
Da piccola volevo fare l'astronauta: ci ho sperato fino all'età adulta e mi sono arresa solo dopo aver constatato la necessità di una laurea in fisica. Ma volevo anche fare la postina. Evandro, forse, condivideva il mio sogno: questo spiegherebbe il suo sorriso contagioso. O forse Evandro ha scoperto il segreto dell'allegria. Anche lui.
Qualcuno viaggia nello spazio e realizza il suo desiderio più profondo; la vita non ci permette sempre di fare il lavoro che vorremmo. La vita, in genere, non ci permette sempre quello che vorremmo. Non è una buona giustificazione per essere tristi. Dovremmo presentarci ogni giorno al lavoro cercando di trarre il meglio da quello che facciamo, non per lo stipendio né per la carriera, ma per il nostro bene. No, non faccio il lavoro dei miei sogni: ma mi impegno per essere allegra, per trovarne motivo in quello che faccio.
Mi accusano di non essere ambiziosa. Come se desiderare di stare bene e di essere soddisfatta della mia vita di tutti i giorni non fosse un'ambizione enorme, potente.
Al corso di formazione ci hanno insegnato come sia importante sorridere anche se stiamo parlando con qualcuno che non ci vede: il sorriso, ci hanno spiegato, si sente anche al telefono. Ci sono persone che non sorridono mai quando si trovano a contatto col pubblico, nemmeno quando il pubblico è presente in carne e ossa. Quando in un ufficio, in un negozio o chiamando un call center mi scontro con una persona scorbutica, non mi viene voglia di non tornarci più né di chiudere la chiamata: mi assale piuttosto un senso di afflizione, perché vedo un essere umano insoddisfatto e infelice; e vorrei prenderlo da parte un attimo e parlargli, spiegargli che sorridere non costa nulla. E che non va mai fatto per gli altri: va fatto come gesto d'amore verso noi stessi. Bisogna sorridere rivolti dentro di noi finché non ci riesca naturale e spontaneo, finché non si senta di non poterne fare a meno, fino a prendere coscienza che sì, c'è un motivo vero per sorridere, anche dietro a una scrivania o a un banco o al telefono. A quel punto sorridere fuori sarà un effetto collaterale, sarà una conseguenza indipendente e incontrollabile. E farà bene, a tutti.
Le poste centrali sono lontane. Ci sono due uffici postali nei pressi di casa mia, ce ne sono altri due o tre più vicini, ma io attraverso la città e cerco il sorriso di Evandro. Che mi fa bene, che dà nutrimento alla mia allegria, che mi fa capire di non essere matta. Poi vado al lavoro, indosso la cuffia, aspetto la prima chiamata. E sorridere, dando il benvenuto al primo cliente, è semplice come respirare.
(2007)
in viaggio verso le stelle da oggi, settembre 04, 2007 12:24 |
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Quando trovo per terra pezzi di piante, portati dal vento o caduti dai balconi, li porto a casa e provo a vedere se posso farne nascere una vita nuova.
Ho una pianta con le foglie viola, piccola e coraggiosa, nata da un rametto che ho trovato vicino al cancello di casa.
Stamattina l'ho guardata e un fiore piccolo, violetto e bellissimo, mi ha dato il buongiorno.
Stamattina mi viene, per una volta, voglia di credere che possano esistere segni di buon auspicio.
(2007)
in viaggio verso le stelle da oggi, agosto 09, 2007 07:57 |
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E' una sera speciale, questa. La luna, stasera, si eclissa. Io, stasera, torno a scrivere. E' una soluzione a metà: di scrivere a te non avevo mai smesso, ma questa volta posso fare di più che una lettera inutile. Questa volta posso farne una storia, come un tempo, con la stessa antica magia. Un giorno ci sarà chi vorrà leggerla; un giorno la vorrai, forse, leggere anche tu. Il giorno che aspetto e che, dovrei convincermene, non arriverà. Il tempo, nella mia attesa, si è fermato. Tu mi dicesti che il tempo avrebbe sanato ogni ferita. Era una menzogna. E poi, che ne sai tu del tempo? Che ne sai tu dell'attesa, di stare a guardare i granelli di sabbia che scivolano via, uno dopo l'altro, inesorabili e infiniti? A te non interessa l'eclissi, mi hai detto, quando ti ho chiesto di guardarla insieme a me. A te non interessano queste cose, hai precisato, comprendendo, immagino, le nuvole, le stelle cadenti e altri stupidaggini romantiche. Tu non sei romantico, mi hai spiegato. Come se non lo sapessi. Ma non è neanche questo il punto. E' che tu sei un uomo, e non sai niente della luna. Io sono una donna, nata un lunedì di trent'anni fa, e lego a filo doppio il mio tempo a quello della luna. E le altre donne comprendono, come me. Cosa puoi capirne tu, uomo, della luna? Gli uomini, poco prima che io nascessi, l'hanno violata; le donne l'hanno sempre e solo contemplata, e sono cresciute dentro la sua luce. Gli uomini non possono, non possono capire.
E so di essere ingiusta, so che ci sono donne fortunate, donne che non guardano l'eclissi da sole, donne con accanto uomini e in mezzo a loro emozioni da condividere. Ma tu non ci sei, tu che per me sei tutto, e generalizzo, e divento spietata. La realtà è semplice, per te il tempo è differente. Io guardo la falce di luna assottigliarsi, senza distogliere lo sguardo, quasi avida, per non perdere neanche un secondo. Se tu fossi qui ti annoieresti e torneresti in casa a guardare qualcosa di stupido in televisione. Il tempo scorre in maniera diversa, per te. Tu corri senza guardarti indietro, senza guardarti intorno, ignaro del sangue che resta sulla tua strada. Io sono una donna, io so aspettare. Io so lasciar trascorrere gli istanti uno dopo l'altro, assaporarli, accumularli, dare loro un senso e una storia.
Questa è la prima eclissi di luna del nuovo millennio. La ricorderò e saprò distinguerne ogni attimo. E' un'arma a doppio taglio: saper aspettare, saper dilatare il tempo, è la mia maledizione, ciò che mi rende schiava di te, che mi fa oscurare sotto la tua ombra. Io domino il tempo, tu domini me.
Stanotte, più tardi, la luna tornerà a splendere. Stanotte, molto più tardi, tu tornerai a casa, e io resterò imprigionata nel buio. Potrebbe venire di nuovo anche per me il tempo della luce. Me lo ricordo ancora, com'ero bella quando anch'io brillavo. Potrei avere molto da aspettare, molto più tempo di quello che serve alla luna, ma potrebbe succedere. Un giorno.
Per questa sera, chiudo la mia finestra e il mio diario, dimentico la luce, e aspetto te, la mia ombra, la mia notte.
(2000)
in viaggio verso le stelle da oggi, giugno 28, 2007 11:43 |
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in viaggio verso le stelle da oggi, maggio 11, 2007 23:53 |
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